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<channel><title><![CDATA[PAOLO CARDOSO - Blog]]></title><link><![CDATA[http://www.paolocardoso.com/blog]]></link><description><![CDATA[Blog]]></description><pubDate>Mon, 27 Apr 2020 11:49:45 -0700</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[L’amore all’improvviso]]></title><link><![CDATA[http://www.paolocardoso.com/blog/lamore-allimprovviso]]></link><comments><![CDATA[http://www.paolocardoso.com/blog/lamore-allimprovviso#comments]]></comments><pubDate>Mon, 07 Oct 2019 10:11:45 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.paolocardoso.com/blog/lamore-allimprovviso</guid><description><![CDATA[&nbsp;Il commissario Manuel da Silva ecc. ecc., l&rsquo;ultimo erede di un ramo di Baroni non troppo famosi, se ne stava seduto in un piccolo bar, in riva al mare, un po&rsquo; fuori Lisbona. Era infagottato nel suo cappotto, quasi strangolato dalla sua sciarpa, tanto la portava stretta.Aveva freddo, tirava un vento sottile e tagliente. Le gambe stese sotto un tavolino di cannet&eacute; pi&ugrave; vecchio di lui, che ormai, di anni ne aveva sessanta. Sul tavolo un bicchiere di sherry, quasi fini [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">&nbsp;Il commissario Manuel da Silva ecc. ecc., l&rsquo;ultimo erede di un ramo di Baroni non troppo famosi, se ne stava seduto in un piccolo bar, in riva al mare, un po&rsquo; fuori Lisbona. Era infagottato nel suo cappotto, quasi strangolato dalla sua sciarpa, tanto la portava stretta.<br />Aveva freddo, tirava un vento sottile e tagliente. Le gambe stese sotto un tavolino di cannet&eacute; pi&ugrave; vecchio di lui, che ormai, di anni ne aveva sessanta. Sul tavolo un bicchiere di sherry, quasi finito.<br />Pensava ai suoi colleghi che lo chiamava &ldquo;saudade&rdquo;. Lo dicevano con affetto e per questo lui ignorava la questione. In fondo avevano ragione, lui era spesso triste, malinconico. Spesso si metteva la maschera di chi ride anche di una sciocchezza. Per&ograve; tutti sapevano che era solo una maschera.<br />Una splendida carriera professionale, rispettato, temuto. Ma la sua vita personale era uno sfacelo. Donne sbagliate, donne tristi, donne furbe.<br />In quel momento guardava il mare e pensava a Venezia. Alla sua bella storia con la sua Daniela, la principessa veneziana, conosciuta per caso a Firenze.<br />Gi&agrave; la sua mamma era fiorentina, il babbo un diplomatico e lui spesso aveva cambiato citt&agrave;. Per&ograve; Firenze, per lui, era la sua seconda casa. Il suo italiano ottimo, con un accento forse un po&rsquo; genovese. Lui si era da poco laureato in psicologia e stava facendo la specializzazione. Erano gli anni &rsquo;80. Si erano conosciuti ad una presentazione di un libro. Si erano seduti accanto, due parole, un invito un po&rsquo; intraprendente, una cena allegra. Lei era una storica dell&rsquo;arte Poi una scoperta continua di codici comuni, di interessi condivisi. Un grande amore, all&rsquo;improvviso.<br />Il sesso per lui era sempre stato importante, per lei molto marginale. Riuscivano a vedersi una due volte al mese. Era la loro isola che non c&rsquo;&egrave;. L&rsquo;isola della felicit&agrave; all&rsquo;improvviso.<br />Ma qualcosa non funzion&ograve; e la storia d&rsquo;un tratto svan&igrave;.<br />Forse lui chiedeva troppo. Aveva bisogno di riempire la sua solitudine, il suo vuoto. Lei voleva i suoi tempi e i suoi spazi.<br />Poi, qualche mese fa. l&rsquo;aveva rincontrata a Firenze. Lui frequentava i soliti posti, i soliti bar e si erano rivisti.<br />Era rimasto come fulminato ed anche lei.<br />&ldquo;Pensi al diavolo e ti appare&rdquo; disse lei alzandosi ed abbracciandolo. Era visibilmente emozionata. Si sedettero e iniziarono a raccontarsi.<br />Anche lei ora era sola. ora. Una figlia e un marito che se ne era andato.<br />Come al solito lei and&ograve; dritta la punto:<br />&ldquo;Manuel, quanto siamo stati stupidi. Io sono stata stupida. Ho avuto paura. Non mi fidavo fino in fondo di te. Eri troppo&hellip;perfetto. Era tutto troppo bello. Non ti &egrave; mai riuscito capire subito cosa volevo davvero da te, ma tu capivi la mia anima. Ti adattavi troppo bene a come avrei voluto che tu fossi. Pensavo che tu facessi il furbo, mi hai fatto una gran rabbia. Non ti arrabbiavi mai, al massimo un po&rsquo; di broncio. Mai una lite, mai uno sgarbo. Pensavo che eri troppo perfetto.&rdquo;<br />&ldquo;Gi&agrave;, ma io ero davvero cos&igrave;. Non so se era amore, ma io stavo bene solo quando parlavo con te. Era come vivere in un film in bianco e nero, che diventava a colori quando stavo con te. Lo sai che ancora oggi la tua voce mi rimbomba negli orecchi.<br />E&rsquo; stato un dramma quando, piano piano, non ricordavo pi&ugrave; la voce dei genitori, degli amici, ma la tua era sempre l&igrave;.&rdquo;<br />&ldquo;Si hai ragione, Io non capii che in ogni rapporto umano ci sono aspetti che uniscono e altri che dividono. Bisognava semplicemente viverci e goderci i primi e aiutarsi a superare le difficolt&agrave; legate ai secondi. Io non l&rsquo;ho fatto e non me lo sono mai perdonata.&rdquo;<br />&ldquo;Io non mi sono mai perdonato di non essere stato all&rsquo;altezza. Dovevo rincorrerti, dovevo insistere. Anzi lasciare passare del tempo e poi tornare. Ma la sofferenza del tuo sparire &egrave; stata troppo. Mi si &egrave; rotto qualcosa dentro, mi si &egrave; rotto l&rsquo;anima. Non mi &egrave; pi&ugrave; riuscito rincollarla. Eri tu l&rsquo;unica colla. Sai un po&rsquo; come nelle favole che scrivevo.&rdquo;<br />&ldquo;Scrivi ancora favole e poesie?&rdquo;<br />&ldquo;S&igrave;, scrivo romanzi, racconti, poesie, ma ho fatto come Pessoa. Tanti nomi diversi. Ho fatto un patto d&rsquo;acciaio con l&rsquo;editore. Non dir&agrave; mai chi sono davvero. L&rsquo;uomo del mistero.&rdquo;<br />Si lasciarono cos&igrave;, con la promossa di rincontrarsi presto ed era quello che lui ora aveva in programma. Tra un paio di settimane l&rsquo;avrebbe chiamata e sarebbe andato a Venezia.<br />Poi se ne torn&ograve; a casa, e si stese sul letto.<br />Guard&ograve; il riflesso di se stesso nello specchio dell&rsquo;armadio. Stava seduto sul letto. Poi gir&ograve; lo sguardo alla camera e ai mobili. &ldquo;Sono vecchi quasi quanto me&rdquo; penso. &ldquo;Loro sono nati un po&rsquo; prima della guerra ed io un po&rsquo; dopo&rdquo;.<br />Era tutto molto ordinato, ma la camera rimandava una sensazione di freddo. Anche lui pens&ograve; che non c&rsquo;era anima. Anche lui si sentiva senza anima, senza pi&ugrave; emozioni. Ora rimpiangeva il caos di quando viveva con lui Clara, l&rsquo;ultima sua storia di una certa importanza. Le loro discussioni su ordine e disordine. Poi un giorno, stanca della vita che facevano, delle loro diversit&agrave; se ne era andata.<br />Lui allora, piano piano, senza accorgersene aveva fatto sparire il disordine e le tracce di lei.<br />Ma ora quella casa gli sembrava simile ai surgelatori dei supermercati. Ordinati e freddi. Pieni di scatole dove non sai cosa davvero ci sia dentro.<br />Lui era un poliziotto che iniziava a sentirsi stanco di fare quel lavoro. Era prossimo alla pensione, ma la contraddizione era che si sentiva ancora con molta voglia di fare, di dare, ma non pi&ugrave; a quel lavoro.<br />Gli piaceva ancora andare spesso al poligono militare. Era sempre stato un ottimo tiratore.<br />L&igrave; si rilassava ancora.<br />L&rsquo;altra sua grande passione era cucinare. Lui mangiava poco ma si cucinava sempre ed era contento quando poteva invitare a cena qualcuno dei suoi pochi amici.<br />La sera prima era stato a mangiare da lui le acciughe in salsa verde Sebastian, che era un medico triste quanto lui. Gli era morta da tempo moglie e non aveva figli. E anche lui ormai era stanco della sua la professione.<br />&ldquo;Ogni giorno io e te abbiamo a che fare con la miseria della vita. Malattie,<br />sofferenza, delinquenza. Gli altri non si rendono conto di quanto tutto questo sia duro da sopportare.&rdquo;<br />&ldquo;Gi&agrave; riuscire a vedere in un fiore un fiore &egrave; tutto ci&ograve; che ci rimane da sperare.&rdquo;<br />&ldquo;Manuel, ma quando inviti una donna? O ti &egrave; rimasta solo la passione della cucina?&rdquo;<br />Fu allora che guard&ograve; Sebastian, il suo amico, con occhi pi&ugrave; attenti. Vide che indossava una camicia non stirata, capelli un po&rsquo; trascurati, polsini neri. &ldquo;Si hai ragione. La prossima settimana far&ograve; il baccal&agrave; con i ceci e chiss&agrave; se mi verr&agrave; in mente qualcuna da invitare. Ma non ho pi&ugrave; trovato, lo sai, qualcuna che mi interessi, che mi incuriosisca davvero. Per&ograve; tu Sebastian devi tenerti di pi&ugrave;, devi vestirti meglio, se no non ritrovi la fidanzata neanche tu!&rdquo; gli disse sorridendo.<br />&ldquo;Manuel, non abbiamo pi&ugrave; l&rsquo;et&agrave; per le fidanzate; semmai per un altro certo tipo di donne&hellip;&rdquo;<br />&ldquo;No Sebastian, io con quelle non ci sono mai andato e non voglio iniziare ora. Vedrai che ti capiter&agrave; di incontrare qualcuna. Lo sai l&rsquo;amore &egrave; all&rsquo;improvviso. E&rsquo; l&agrave; fuori e prima o poi lo incontrerai. Basta avere coraggio. Ti ricordi quando ci insegnavano la differenza tra cronos e kairos? Il cronos &egrave; il tempo che scorre, ma il kairos, &egrave; un rinoceronte in corsa e quando appare va preso per il corno&rdquo;<br />&ldquo;Gi&agrave;, tu sei rimasto sempre Ulisse che cerca, che &egrave; curioso di tutto. Io no, sono stanco. Sono sopravvissuto a tutto ci&ograve; che ho amato davvero e la tragedia &egrave; stata che non me ne rendevo conto. Ho sprecato momenti che potevano essere bellissimi. Sono spariti nella banalit&agrave; dell&rsquo;ordinario. Questo &egrave; imperdonabile. Sono troppo vigliacco, se no l&rsquo;avrei fatta finita.&rdquo;<br />&ldquo;Gi&agrave;, replico Manuel, cosi ti perderesti la mia cucina! Tieni bevi questo; &egrave; un Porto vecchio di 25 anni che mi hanno regalato tempo fa! Poi andiamocene a dormire. E&rsquo; tardi e domani ho un&rsquo;operazione delicata e non voglio andarci addormentato.&rdquo;<br />I due amici, finito il vino, si alzarono e come al solito si salutarono e sulla porta e si abbracciarono.<br />Come ogni volta, alla fine erano rimasti insieme poco pi&ugrave; di un&rsquo;ora. Era come se lo stare troppo insieme potesse esporli al rischio di ricordare troppo. I ricordi erano solo sofferenza.<br />Trov&ograve; strano non aver detto niente al suo miglior amico del fatto di aver rivisto Daniela. Si mise a pulire i piatti e pens&ograve; che quell&rsquo;appartamento era diventato troppo grande per una persona sola. Troppe stanze in cui girovagare. Quando si rimane soli le stanze si riempiono di ombre del passato, di fantasmi tristi.<br />La vita che faceva, il dover stare fuori a volte per giorni gli impediva anche di prendersi un gatto. Gi&agrave; nella sua vita c&rsquo;erano stati molti gatti e troppe donne. I gatti erano sempre stati quelli giusti, ma le donne no.<br />Ora era l&igrave;, solo che si guardava allo specchio. Era solo un&rsquo;immagine riflessa.<br />Gli sembrava di vedere una di quelle vecchie foto degli album di famiglia, un po&rsquo; sbiadite.<br />La mattina si svegli&ograve;, come al solito, presto. Aveva dormito male, si svegliava spesso durante la notte. Si prese il suo solito caff&egrave; lungo e le sue fette biscottate. Si prepar&ograve; con calma, come ogni mattina. Controll&ograve; la sua pistola, mise il colpo in canna, perch&eacute; non era una giornata di routine.<br />Il giorno prima aveva arrestato un capo di una banda di spacciatori e dovevano spostarlo a piedi perch&eacute; i lavori sulla strada non permettevano di usare le auto. Lui aveva pianificato tutto ed organizzato la scorta. Sapeva che gli amici del boss avrebbero approfittato dell&rsquo;occasione per liberarlo. Era sicuro che fossero a conoscenza dello spostamento. Giravano troppi soldi per poter sperare che qualcuno dei poliziotti non avesse spifferato qualcosa. Si fidava solo di Carlos, il suo vice. Era un poliziotto pi&ugrave; giovane di lui che era da sempre nella sua squadra. Un giovane allegro, ma serio e fidato, Un duro.<br />Arriv&ograve; al posto di Polizia. Fece un breve incontro per spiegare a tutti cosa fare.<br />Disse loro che sarebbe stato pericoloso, molto pericoloso. Quando tutti furono pronti,<br />uscirono. Il boss era, ammanettato, al centro del gruppo.<br />Lui precedeva tutti, pistola in mano. Era preoccupato dalla vicinanza di un Ostello, il pi&ugrave; misero della citt&agrave;, abitato da studenti poveri, prostitute e travestiti, Ci sarebbe stata molta gente per la strada. E lui non aveva abbastanza uomini per proteggere tutti<br />Uscirono con cautela. Lui not&ograve; subito un gruppo di operai che lavoravano pi&ugrave; avanti, con i martelli pneumatici e escavatori per la strada. Quando arriv&ograve; alla loro altezza, non li perse un attimo d&rsquo;occhio. Uno di loro estrasse la mitraglietta dalla tuta,<br />Lui spar&ograve; immediatamente, colpendolo. Anche gli altri finti operai estrassero le armi ed inizi&ograve; una furiosa sparatoria.<br />Con la coda dell&rsquo;occhio scorse un travestito, biondo ed alto assieme ad una ragazza che sembrava essere una studentessa. Erano rimaste ferme, in piedi, pietrificate dalla paura. Con un balzo le spinse a terra. La studentessa url&ograve; e si port&ograve; la mano ad un fianco. Non sanguinava, sembrava stordita. Lui torn&ograve; a sparare. I banditi superstiti si dettero alla fuga. Il loro capo era per terra, morto, colpito da un proiettile vagante.<br />Si alz&ograve; e sostenne la ragazza aiutata dal travestito. Non sembrava ferita, forse un proiettile di rimbalzo aveva colpito anche lei, ma senza passare la pelle. Si rivolse al travestito: &ldquo;Andiamo da voi a vedere come &egrave; messa&rdquo;<br />Ai suoi uomini, che erano tutti illesi, salvo uno ferito di striscio, disse di chiamare subito le ambulanze.<br />Sal&igrave; con le ragazze. L&rsquo;Ostello era pieno di persone terrorizzate. Entrarono in una stanza e chiese alle ospiti di uscire, Fece sedere la ragazza, che aveva solo guardato di sfuggita, su di un letto. Il travestito disse che doveva scappare. Non voleva essere coinvolta. Il poliziotto la squadr&ograve; e assent&igrave; con la testa. Rimasto solo con la ragazza le fece alzare il golf e vide solo un grosso ematoma, ma nessuna ferita seria.<br />&ldquo;Ci metta del ghiaccio e una pomata. Se la faccia dare in farmacia. Passer&agrave; presto.<br />Ha avuto fortuna, davvero&hellip;- si guadarono in silenzio per un lungo istante.<br />A proposito io mi chiamo Sebastian&rdquo; Disse il poliziotto. La ragazza lo guard&ograve;,<br />sorridendo: &ldquo;Non l&rsquo;ho neanche ringraziato. Mi chiamo Adele. Se non ci avesse spinto per terra a quest&rsquo;ora chiss&agrave; dove sarei. E&rsquo; molto gentile a prendersi cura di me.&rdquo;<br />&ldquo;Non ho fatto niente, anzi avrei dovuto essere pi&ugrave; attento, ma non si pu&ograve; prevedere sempre tutto.&rdquo;<br />&ldquo;Si ha ragione, capisco&rdquo; gli rispose con un sorriso un po&rsquo; triste.<br />&ldquo;Si faccia portare fuori stasera, dal suo ragazzo e dimentichi&rdquo;<br />&ldquo;Non ho un ragazzo&rdquo;<br />&ldquo;Sola come me - disse con un sorriso triste Sebastian- anche io non ho moglie o meglio, non ce l&rsquo;ho pi&ugrave;. Se ne &egrave; andata lontana. Non mi d&agrave; problemi essere solo, ma a volte avverto la solitudine. E&rsquo; come quando ci si taglia con una lama affilata. Non si sente subito il dolore, ma si vede il sangue. Poi fa male per giorni.&rdquo;<br />Lei rispose: &ldquo;Per me la solitudine &egrave; la mancanza d&rsquo;amore.&rdquo;<br />D&rsquo;impulso Sebastian accarezz&ograve; i capelli della ragazza. Lei gli sorrise e pos&ograve; la sua mano sulla sua &ldquo;Grazie ancora&rdquo;<br />&ldquo;Ma di cosa?&rdquo; Rispose Sebastian<br />&ldquo;Per vedermi. Lei mi ha visto prima e mi vede ora&rdquo;.<br />Lui le sorrise de usc&igrave;.<br />Era sconvolto, ma felice. Si rese conto che dopo tanto tempo aveva provato di nuovo un&rsquo;emozione forte e bellissima.<br />Pens&ograve; a come era strana la vita. Si sent&igrave; ribollire. Pens&ograve; che quella strana ragazza, di cui non sapeva niente, che poteva essere una studentessa come una prostituta, l&rsquo;aveva travolto.<br />Quando non ci pensi pi&ugrave;, quando non fai pi&ugrave; niente per trovare l&rsquo;amore &egrave; lui che trova te. Penso che non si pu&ograve; fuggire dalla vita, perch&eacute; ti ritrova sempre.<br />And&ograve; dal suo vice e gli disse di preparare lui il rapporto. Lui doveva fare una cosa subito. Il suo vice non si meravigli&ograve;. Ormai sapeva che il suo capo era imprevedibile.<br />Si salutarono e lui torn&ograve; su da Adele. Non le aveva chiesto neanche il suo numero di cellulare. Non voleva correre il rischio che lei svanisse. Fece le scale a due a due con un bel fiatone e la trov&ograve; seduta sul letto a<br />comprimersi l&rsquo;ematoma con il ghiaccio.<br />&ldquo;Ciao, volevo chiederti se stasera ti va di cenare insieme. Cuciner&ograve; baccal&agrave; con i ceci, non &egrave; un gran che ma mi viene sempre bene! Sai, &egrave; passato troppo tempo dall&rsquo;ultima volta che ci siamo visti&rdquo; &ndash; disse scherzando<br />&ldquo;Si volentieri, &ndash;rispose lei sorridendo-, alle sette stasera, qui sotto, va bene? passami a prendere.&rdquo;<br />Lui la guard&ograve;, le accarezzo i capelli, le sorrise.<br />&ldquo;Benissimo alle sette, a dopo&rdquo;<br />Allora penso che s&igrave;, l&rsquo;amore &egrave; sempre all&rsquo;improvviso. E&rsquo; qualcosa che spesso non vuoi vedere perch&eacute; fa paura. E&rsquo; qualcosa che ti spaventa cos&igrave; profondamente, che il tuo inconscio neanche te lo fa vedere. Anzi ti fa scappare lontano.<br />Ma lui questa volta non sarebbe scappato.<br />Chiuse la porta di Adele e usc&igrave; in un mondo diverso.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il lama con la sedia]]></title><link><![CDATA[http://www.paolocardoso.com/blog/il-lama-con-la-sedia]]></link><comments><![CDATA[http://www.paolocardoso.com/blog/il-lama-con-la-sedia#comments]]></comments><pubDate>Mon, 07 Oct 2019 07:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.paolocardoso.com/blog/il-lama-con-la-sedia</guid><description><![CDATA[&#8203;Arriv&ograve; una mattina presto, mentre l&rsquo;alba inoltrata stava tingendo di un rosa pallido i monti attorno all&rsquo;altipiano.Era un vecchio monaco con abito e mantello arancione. Ci&ograve; che lo rendeva strano era che portava legata alle spalle, una sedia di vimini ed appoggiata sulla seduta della stessa, un sacco che doveva contenere i suoi pochi averi.Io, a quel tempo, avevo 12 anni; non di pi&ugrave;. Era estate e nel mio villaggio sui monti non c&rsquo;era molto da fare per [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;">&#8203;Arriv&ograve; una mattina presto, mentre l&rsquo;alba inoltrata stava tingendo di un rosa pallido i monti attorno all&rsquo;altipiano.<br />Era un vecchio monaco con abito e mantello arancione. Ci&ograve; che lo rendeva strano era che portava legata alle spalle, una sedia di vimini ed appoggiata sulla seduta della stessa, un sacco che doveva contenere i suoi pochi averi.<br />Io, a quel tempo, avevo 12 anni; non di pi&ugrave;. Era estate e nel mio villaggio sui monti non c&rsquo;era molto da fare per un ragazzino.<br />Senza un motivo seguii quello strano uomo che si mise seduto in terra nella piazza del villaggio, pose davanti a s&eacute; la sua ciotola per le elemosine ed inizi&ograve; a recitare un mantra.<br />Aveva uno sguardo sorridente e gli occhi riflettevano una calma profonda che impressionava chiunque lo guardasse.<br />Piano piano qualche moneta cadde nella ciotola e qualcuno gli allung&ograve; qualcosa da mangiare.<br />Nel primo pomeriggio tornai per vedere se fosse sempre li. Lo vidi che si stava allontanando e io lo seguii.<br />Dopo un po&rsquo; si ferm&ograve; davanti alla grande montagna che saliva oltre il cielo.<br />Si mise a sedere sulla sua sedia e rimase cosi, immobile a guardare la montagna.<br />Allora un po&rsquo; timidamente mi misi anch&rsquo;io a sedere accanto a lui ed a guardare la montagna. Lui mi rivolse uno sguardo benevolo ma non profer&igrave; parola.<br />Dopo un po&rsquo; io non vedevo altro che la montagna immobile e gli chiesi<br />-Ma cosa vedi, cosa c&rsquo;&egrave; di interessante nella montagna?<br />-Noi non vediamo i cambiamenti. Per noi tutto &egrave; fermo, immobile come quella montagna. Cosa c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave; fermo di una montagna, pensiamo. Ma non &egrave; cosi. Nell&rsquo;universo nulla &egrave; fermo, nulla &egrave; sicuro per sempre. Vedi, il colore cambia a seconda dell&rsquo;ora e la luce muta e ti fa vedere particolari che altrimenti non vedresti.<br />Se tu guardi con occhi acuti e pazienti vedrai crescere l&rsquo;erba, cadere le foglie, apparire e scomparire le nuvole, come nella nostra vita appaiono e scompaiono le persone. Alcune nuvole ci paiono bellissime, altre ci portano vento e tempesta.<br />Esattamente come fa la vita con noi.<br />Noi ci illudiamo, certi di false speranze e sicurezze, che nulla cambier&agrave; nella nostra vita, che nulla ci potr&agrave; accadere. Pensiamo che il futuro sia lo stesso del passato. A volte tremiamo per qualcosa che potrebbe accadere e speriamo che non ci tocchi.<br />Gli animali, loro si che percepiscono che nulla &egrave; fermo e sicuro. L&rsquo;orso si prepara per tempo all&rsquo;inverno, il daino percepisce l&rsquo;arrivo della tigre e scappa.<br />Noi no, ormai non riusciamo pi&ugrave; a vedere il mondo, l&rsquo;universo intorno e dentro di noi.<br />Queste parole mi colpirono, ma li per li non riuscii bene a capirle e rientrai a casa.<br />Il giorno dopo tornai al solito posto e lo ritrovai l&igrave;, immobile. Aveva solo aperto un ombrello e lo aveva fissato alla sedia per ripararsi dal sole d&rsquo;estate.<br />-Salve Lama<br />-Pace a te figliolo. Sei venuto a vedere come l&rsquo;universo cambia? Siediti accanto a me. Inizia fissando un punto della montagna, del prato del cielo, quello che vuoi e guarda i cambiamenti.<br />Io guardai prima la roccia della montagna. La luce mutava in continuazione e rimasi colpito di quante sfumature potesse avere un sasso. Poi mi misi a fissare un punto del cielo. Vedevo correre le nuvole in un fantastico caleidoscopio. Bianco grigio nero si confondevano nella mia testa. Fu un&rsquo;esperienza nuova e grandiosa.<br />-Grazie Lama, domani torner&ograve;. - &nbsp;Lo salutai<br />-Domani forse sar&ograve; ancora qui.<br />Il giorno dopo tornai e lui era ancora l&igrave;.<br />Io mi rimisi a guardare la roccia e il cielo e l&rsquo;erba. Mi sembrava di sentirla crescere. Sentivo la roccia che lentamente si sgretolava, sentivo l&rsquo;anima delle nuvole, sentivo il vento che portava via qualcosa di me.<br />And&ograve; avanti cos&igrave; per quasi un mese. Ci sedevamo accanto e osservavamo.<br />Il Lama recitava il suo Tantra.<br />Mi spiego che il Tantra &egrave; il ritmo dell&rsquo;anima dell&rsquo;universo. Mi disse che tutto vibra e niente pu&ograve; stare mai fermo.<br /><br /><span></span></div>  <div class="paragraph" style="text-align:center;">Clicca Il karma del coccodrillo<br /><br /></div>  <div class="paragraph">Un giorno mi parlo del karma, di come tutta la nostra vita dovrebbe essere tesa a mettere buone azioni verso gli altri. Solo le azioni positive che mettiamo per aiutare gli altri, quelle che ci fanno durare fatica, cambiano davvero il nostro karma. Mi disse che altrimenti, alla nostra morte, saremmo ripartiti da livelli molto pi&ugrave; bassi di vita e di comprensioni a seconda anche delle cattive azioni messe in atto.<br />Mi spieg&ograve; che a volte una nostra cattiva azione serve a compiere il karma di qualcun altro, ma che a fare del bene ci si guadagnava sempre.<br />-Vedi, mi disse, il coccodrillo &egrave; un animale feroce. Assalta all&rsquo;improvviso le povere gazzelle che vanno a bere e le sbrana. Ma non le odia, non &egrave; malvagio, non si diverte a vederle soffrire. &Egrave; il suo istinto e lui ha fame. Noi uomini invece sfoghiamo la nostra rabbia, la nostra impotenza perch&eacute; non riusciamo ad essere ci&ograve; che vorremmo. Siamo ottenebrati dalla sete di potere, dal volere sempre pi&ugrave; cose inutili che manifestino la nostra ricchezza. Tutto vano, inutile. Il karma del coccodrillo e fare il coccodrillo. Il nostro &egrave; migliorarci e non correre dietro alle vane ombre del nostro demone interiore. Ognuno di noi ha dentro di s&eacute; una parte buona ed una cattiva. Non bisogna mai far prevalere quella cattiva. Noi abbiamo la consapevolezza di ci&ograve; che ci circonda e la possibilit&agrave; di scegliere. Questo &egrave; un grande privilegio, ma anche una grande responsabilit&agrave;. L&rsquo;universo, la natura non &egrave; l&igrave; per noi, per sfruttarla, ma per aiutarci a sopravvivere e migliorarci. &Egrave; una grande occasione. Se non lo si capisce si scompare nel nulla o peggio, si riparte dall&rsquo;inizio.<br />Quella notte dormii poco e pensai al demone che era dentro di me. A tutte le volte che avevo capito che qualcosa mi dava noia, che non ero contento di me e che non riuscivo per&ograve; a muovermi, a realizzare ci&ograve; che sognavo.<br />S&igrave;, aveva ragione. Se non mettiamo le azioni giuste non andiamo da nessuna parte. Giriamo in tondo ai nostri inganni.<br /></div>  <div class="paragraph" style="text-align:center;">L&rsquo;inganno dell&rsquo;apparenza<br />&nbsp;<br /></div>  <div class="paragraph">Il giorno successivo lo ritrovai sempre sulla sua sedia a guardare il sole che nasceva.<br />-Vedi come cambiano le ombre, che bei disegni tracciano, ma &egrave; solo apparenza.<br />Mi disse che l&rsquo;apparenza &egrave; ingannevole, di non fidarmi mai di ci&ograve; che si vede ma di andare oltre, di capire la vera essenza delle cose e delle persone.<br />-Concentrati sul momento e non sul tempo dell&rsquo;uomo. Non farti ingannare, non esiste l&rsquo;ieri o il domani C&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;attimo che percepisci. Se non riesci a sentirlo &egrave; perso per sempre. Cerca di vivere ogni istante percependo i cambiamenti. Non perdere mai la vigile attenzione. Stai attento a chi &egrave; intorno a te a cosa sente, cosa prova. Non aspettare che lui ti chieda ma capisci tu di cosa ha bisogno.<br />Tu puoi aiutare gli altri, ogni essere di questo mondo ha diritto alla tua attenzione. L&rsquo;erba i sassi, i pesci, le persone.<br />Tutto muta, non ti fidare dell&rsquo;immagine che ti sei costruita. &Egrave; solo un&rsquo;ombra ingannevole.&nbsp; Noi siamo solo ombre nel tempo.<br />-Lama, ma torneremo dopo la morte?<br />-Non puoi tornare perch&eacute; non te ne andrai. Non potrai tornare sinch&eacute; non te ne andrai. Ti trasformerai in qualcos&rsquo;altro. Domani io partir&ograve;. Ormai hai capito. Seguita a guardare con occhi che vedono e a sentire non solo con gli orecchi ma con l&rsquo;anima. Il Buddha ha grandi orecchi. Abbili anche tu.<br />Si gir&ograve; verso la montagna e riprese a recitare il mantra. Ed io con lui.<br />Il giorno dopo tornai li ma lui non c&rsquo;era pi&ugrave;.<br />Capii all&rsquo;improvviso che aveva cambiato per sempre me e la mia vita.<br />Per vivere basta una sedia, un abito ed una ciotola.<br />Per vivere bene bisogna solo vedere ed ascoltare il mondo e chi ci circonda.<br />Capii che &egrave; la compassione che ci salva. Che la compassione &egrave; la comprensione dell&rsquo;altro. &Egrave; essere parte attiva dell&rsquo;Universo e non un semplice spettatore.<br />Io ci sto provando e tu?<br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>